micropost

Cookie Law: sì, abbiamo dormito, ma adesso sveglia!

Riccardo Luna
04/06/2015

Ogni tanto un po’ di autocritica fa bene: abbiamo dormito. Tutti. Se oggi il mondo del web italico è scosso, allarmato, indignato; se praticamente i gestori del 99 per cento dei siti non hanno capito se stanno rispettando la legge, o se rischiano una multa salatissima, se è meglio chiudere o pagare quello che a molti sembra un “pizzo” per mettersi in regola; se persino il Garante della Privacy ieri è stato tutto il giorno in riunione con il suo staff per cercare una soluzione che attenui il suo regolamento appena entrato in vigore; beh la ragione è proprio quella. Abbiamo dormito. E quando ci siamo svegliati la “Cookie Law”, letteralmente la legge dei biscottini, era lì, più brutta del più brutto dei fantasmi. Praticamente una roba che se dovesse davvero essere applicata così come è stata pensata, secondo i promotori di una petizione online lanciata poche ore prima della scadenza – in perfetto spirito italico – e che ha raccolto qualche migliaio di firme, beh sarebbe una sorta di apocalisse del web nostrano: porterebbe alla chiusura di decine di migliaia di piccoli siti web, blog personali o anche aziendali.

Insomma, in questi giorni  in rete tutti parlano della Cookie Law. Finalmente. Meglio tardi che mai. Perché la direttiva europea che ha messo in moto questo sconvolgimento è del 2009. La norma italiana che la recepisce è del 2012. Il provvedimento con cui il Garante della Privacy Antonello Soro ne ha dato attuazione è del 13 maggio 2014. Un anno fa. Un anno per mettersi in regola. E nel frattempo c’è stata una consultazione pubblica imponente, sono stati sentiti tutti o quasi. Vi va bene? Proponete correttivi? Dire che c’è stata una gigantesca sottovalutazione del fenomeno è un eufemismo. Non abbiamo capito quanto fossero importanti e diffusi i cookie e quanto fosse complicato fermarli, soprattutto se gestisci un piccolo blog amatoriale.

Intanto, cosa sono i cookie e perché sono così importanti? Sono dei “biscottini” che i siti web che visitiamo mandano al nostro computer che per ricordarsi di noi: alcuni servono a farci navigare meglio il sito; altri, i veri imputati di questa storia, registrano le informazioni sui nostri gusti, su cosa di interessa e quei dati servono a profilarci, a creare una nostra identità digitale da vendere agli inserzionisti. Non sono nati oggi. Il brevetto dei cookie, registrato dall’informatico americano Lou Montulli, ha appena compiuto venti anni. Allora nessuno ci fece caso ma ben presto i cookie sono diventati uno dei motori del web: nel senso che in rete è tutto gratis o quasi, perché nel frattempo quando navighiamo i nostri dati vengono venduti agli inserzionisti pubblicitari interessati al nostro profilo. Siamo d’accordo? Dobbiamo dirlo. La Cookie Law in fondo prova a fare questo. A limitare lo strapotere di chi fa business sui nostri dati ceduti inconsapevolemente, chiedendoci di essere consapevoli e dirlo. Solo che il rimedio trovato, il regolamento con il quale gli utenti devono dare il consenso ai cosiddetti cookie di profilazione, per un privato è complesso, farragginoso, inutilmente oneroso (solo per comunicare al Garante della Privacy occorre pagare 150 euro: perché?).

In fondo per spianare la strada ai cookie di profilazione non si deve fare nulla di straordinario: basta includere in un post un video di YouTube (cioé di Google), o una mappa (spesso di Google) o in qualche caso persino una font, cioé un carattere con cui scrivere un testo (anche qui: di Google). Insomma il problema è complesso è il regolamento del Garante nella migliore delle ipotesi è poco chiaro (non a caso è atteso ad ore un chiarimento); e in qualche caso andrebbe semplificato per tutelare almeno gli utenti amatoriali, che hanno meno mezzi. Ma poi: perché penalizzare gli altri? è questo la strada per far crescere il digitale in Italia? Dagli uffici del Garante trapela una certa ansia: fanno sapere che stanno cercando soluzioni, che nel frattempo nessuno verrà multato, che questa cosa non deve indurre nessuno a chiudere il suo sito web. Insomma stiamo “facendo cultura”, dicono. E’ l’occasione per darsi una mossa.

 

(scritto per la Repubblica il 4 giugno)

 

  • lorenzo

    I cookie non hanno troppo a che fare con la profilazione… parti dallo stesso punto di vista del garante.

    • Giovanni

      Concordo: questa legge è doppiamente sbagliata: è diretta al cookie, quando invece dovrebbe essere diretta al dato trattato. Danneggia fortemente migliaia di piccoli webmaster e parzialmnte milioni di utenti, quando chi invece “ti profila”, chi tratta quindi i tuoi dati, sono i soliti 4-5 big.

  • http://about.me/nicola.losito kOoLiNuS

    La soluzione è una. La cancellazione di questa norma.

    Poi bisogna cominciare ad analizzare le cose da un capo. Di chi è Intenet? Giuridicamente è un “territorio”? Secondo quale diritto io – stato italiano – posso dire ad un’azienda straniera cosa deve fare per operare correttamente sul mercato?

    Nessuna azienda del mondo può permettersi un comportamento diverso per ogni singola nazione esistente.

    POI, l’utente deve cominciare a capire che è un pesciolino in mare aperto, e deve usare dei meccanismi di difesa…

  • http://www.networktrading.it/ Luca Terribili

    Una legge sui cookies ci vuole, non è questo il punto, ma le modalità con cui il Garante ha introdotto la normativa europea qui in Italia. Tecnicamente non realizzabile nel 90% dei casi, capiamoci. il bannerino siamo capaci tutti a metterlo, il regime di “opt in” in pochi sono in grado d’implementarlo.

  • giorgio giunchi

    Cortesemente, non tutelate i miei diritti, tutelate i vostri.

    1.

    Se un pubblico funzionario mi ferma sull’ uscio di casa mentre mi

    avventuro, guarda un po’ te’, per strada, e mi chiede dove sto andando,

    gli chiedo perche’ me lo chiede.

    2.

    Se mi risponde che me lo chiede per via di una legge d’ Italia [la culla

    del diritto] organica a direttive d’ Europa, “la regione del mondo

    dove e’ più elevata la tutela costituzionale dei dati personali”

    come recita con misurata modestia il preambolo di

    http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/upload_file/upload_files/000/000/187/dichiarazione_dei_diritti_internet_pubblicata.pdf

    gli rispondo

    3.

    Gli rispondo che vado al piu’ vicino ufficio emigrazione per trasferirmi

    in lande selvagge e incivili, dive i miei diritti siano assolutamente

    non tutelati.

    4.

    Esiste da qualche tempo una roba che si chiama internet.

    Un protocollo internet si chiama HyperText Transfer Protocol

    Le cui specifiche sono elaborate e mantenute dalla Internet Engineering

    Task Force

    tramite specifici documenti, a partire da

    “Hypertext Transfer Protocol — HTTP/1.0”

    https://tools.ietf.org/html/rfc1945

    Ma sempre nella Culla del Diritto del Continente dei Diritti ecc.

    “ci si sono messi in mezzo”.

    Esecutivamente da un memorabile giorno d’ inizio giugno 2015, d.C. ,

    sempre per tutelare me, quando esco di casa per andare

    telematicamente dove non si sa,

    per metter piede in internet,

    devo “staccare il biglietto”

    esprimere “consenso” “informato” si/no

    e “prima” leggere le limpidissime pagine quali ad esempio

    http://www.senato.it/4570

    http://www.camera.it/leg17/69?testostrumenti=12

    http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1311248#articolo13

    con annessi tutti i plurilingui non meno limpidi puntatori,

    infine fare il magico clik, primo di una sequenza del labirinto di Borges,

    ovviamente

    5.

    Per sapere se aprire quella porta, devo aprire quella porta

    in commosso aggiornamento di Epimenide che disse che tutti i greci mentono,

    se diceva la verita’ mentiva, se mentiva diceva la verita’.

    6.

    Non sono uno degli apocalittici, tanto per capirci, sono peggio che

    integrato, sono un reazionario.

    Siamo tutti colpevoli, siamo tutti complici, e come diceva Bruno de Finetti

    ch’ era un genio, siamo tutti imbecilli, ma non facciamone un culto.

    7.

    E meno male che c’e’ qualcuno ancora qualcuno che demistifica,

    provoca, si espone personalmente mettendoci la faccia, il nome e

    cognome, provate ad aprire

    http://blog.quintarelli.it/

    grazie quinta

    8.

    Ad oni buon conto, essendo io reazionario, tutte le pagine

    cctld.it

    public.it

    rfc3271.org

    quadernionline.it

    le faccio a manetta, con notepad, in un html di quando i cookie

    nemmeno esistevano

    Per cui se qualche pubblica amministrazione intima a me di inserire nelle

    mie pagine linee di codice banner disclaimer a tutela dei diritti

    delle persone, gli rispondo.

    9.

    BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    http://cctld.it/DISCLAIMER/doc/DeFinetti_Manifesto_1965.pdf

    giorgio giunchi

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