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Il 21 novembre il primo Italian Digital Day con Renzi e migliaia di campioni

Riccardo Luna
08/10/2015

E quindi andremo tutti a Torino. Il viaggio, iniziato il 20 novembre scorso al Tempio di Adriano di Roma finirà – per ora – nella meravigliosa Reggia di Venarìa. Un anno e un giorno dopo, il 21 novembre. Andremo tutti lì per raccontare cosa abbiamo fatto per un anno, cosa abbiamo visto, cosa abbiamo capito di questa Italia che prova a diventare più moderna, e giusta, e prospera anche. Per portare la nostra voglia di un futuro presente in uno dei tanti luoghi d’Italia che esalta la nostra storia, la nostra bellezza, la nostra cultura. Perché noi siamo quella storia lì, quella bellezza  lì, quella cultura lì: ma non ci siamo fermati. Vogliamo andare avanti.

Andremo tutti a Torino, di nuovo con il Presidente del Consiglio come un anno fa, per il primo Italian Digital Day: non una festa, non un convegno, ma piuttosto il lancio di un nuovo patto con il Paese. Quale? Lo scriveremo assieme, in questi cinquanta giorni scarsi che ci separano dall’evento. Lo scriveremo davvero assieme, collaborando in rete alla redazione di un Digital Action Plan – Piano di Azione Digitale per quelli allergici all’inglese – di un centinaio di punti, con obiettivi, tempi e responsabili. Cose concrete da fare nei prossimi 24 mesi. Impegni pubblici. Un New Deal. Ma in sintesi il messaggio è questo: con il digitale e l’innovazione la cambiamo davvero l’Italia e torniamo grandi. Anzi, lo stiamo già facendo.

Perché lo dico? Intanto ci sono le vostre storie: quando decisi di costruire una rete di campioni digitali la missione poteva apparire velleitaria. O inutile. Invece è nata davvero una rete di migliaia di campioni locali, portatori sani di innovazione reale nelle rispettive comunità, creatori di buone pratiche replicabili da chiunque, attivisti instancabili: unendoci siamo diventati più forti, le vostre iniziative più efficaci, il vostro ruolo sul territorio più importante. E il Paese, fatemelo dire, un po’ migliore.

Insieme siamo diventati nel giro di qualche mese una piccola grande forza come si è visto per esempio in occasione della fatturazione elettronica quando siamo stati capaci di organizzare in un baleno un centinaio di eventi di informazione in contemporanea. E come era giusto abbiamo giocato in squadra con tutti gli altri campioni digitali: in testa le associazioni di volontari che ogni giorno fanno alfabetizzazione in vari modi da anni, sì ogni giorno (penso agli Informatici senza frontiere, l’AICA, Fondazione Mondo Digitale, Asphi ma l’elenco è davvero lunghissimo); e poi le aziende tutte di Confindustria Digitale e non, ma anche gli artigiani, gli agricoltori, i lavoratori digitali (i wwworkers…). Infine le istituzioni: penso soprattutto al rapporto, fortissimo, con la Rai di Gubitosi, che ci ha aperto le porte non solo per raccontare l’importanza e i benefici della fatturazione elettronica (e sono convinto che con Antonio Campo Dall’Orto al vertice andrà addirittura meglio); e alla Commissione Europea che non ci ha mai fatto mancare sostegno pubblico e preziosi consigli privati.

Ma è a livello locale che abbiamo avuto le sorprese più belle scoprendo una rete di assessori, spesso giovani, sempre apertissimi a rischiare tutto per cambiare le cose. Soprattutto al Sud, che meraviglia.

I risultati? Tanti; e molti a dire il vero non ascrivibili ad un  nostro intervento diretto: semplicemente il paese si è svegliato e in tanti si sono messi in marcia. I numeri della fatturazione elettronica li conoscete: 100 mila al giorno, semplicemente un piccolo trionfo digitale. A questi si aggiungono i 50 mila certificati di proprietà dei veicoli che dal 5 ottobre ogni giorno l’Aci fa solo in formato digitale. E poi gli oltre 20 milioni di cittadini che per la prima volta hanno usato la dichiarazione dei redditi precompilata e che hanno fatto l’iscrizione dei figli a scuola online.

Tanta roba per un paese dove quelli che non hanno mai usato un computer sono 23 milioni (ma vedrete che questo numero crollerà al prossimo rilevamento); e dove il digitale spesso è stato concepito male, realizzato peggio, pagato troppo e usato pochissimo.

Ma se penso all’anno che sta per finire penso al successo, anche culturale, di aver varato due modelli di trasparenza come SoldiPubblici e OpenExpo che vanno migliorati, certo, e completati, ma sono stati uno strappo clamoroso per un paese abituato a negare qualsiasi informazione di interesse pubblico ai propri cittadini. E in questo contesto è di assoluto rilievo il fatto di aver ottenuto l’adozione del FOIA nella riforma della Pubblica amministrazione. Abbiamo diritto di sapere (appena ci sarà il decreto attuativo, potremo anche esercitarlo).

Ci sono infine, ma non per importanza, altri segnali forti di cambiamento: il proliferare dei coderdojo per bambini (siamo primi nel mondo: sì, primi); il successo di Programma il Futuro nelle scuole (migliaia di docenti lo hanno adottato); il dilagare dei FabLab (siamo secondi solo agli Stati Uniti per numero di laboratori di fabbricazione digitale); la presenza, sorprendente davvero, di  stampanti 3D e macchine a controllo numerico in un numero significativo di piccole e medie imprese manifatturiere (Fabbrica 4.0 in molti casi è iniziata prima che la politica potesse accorgersene); e la quota, tutt’altro che banale, di 4000 startup che adesso dobbiamo aiutare a crescere.

Tanta roba davvero.

Dico spesso che non è abbastanza e lo ripeto. Non perché non apprezzi lo sforzo in corso. Ma vedo anche i ritardi, i progetti che stentano a decollare, i fax che resistono anche simbolicamente in troppi uffici pubblici e il mancato focus su alcune priorità. Su tutte: il digital divide è oggi la principale questione sociale del paese perché colpisce anziani, poveri e disoccupati. Portare la banda ultra larga a tutti non è solo il requisito necessario a portare tutti i servizi pubblici solo online: è un dovere sociale. E’ un nostro dovere far sì che la tecnologia non aumenti le diseguaglianze fra chi ha, chi sa, chi può e chi non ha, non sa, non può. Con Internet dobbiamo dare a tutti le stesse opportunità di diventare cittadini della società della conoscenza di cui tanto si parla.

Insomma, dobbiamo cambiare passo, correre più degli altri, perché in tutte le classifiche europee e mondiali siamo in fondo ed essere in fondo è la causa del fatto che da noi la crisi economica è durata tanto a lungo e che ora la crescita c’è ma è ancora debole.

E per tornare in vetta dobbiamo fare un salto grande, ma grande davvero.

Proveremo a farlo dalla Reggia di Venarìa. Questo è un invito, pubblico, a partecipare, rivolto a chiunque si senta parte di questo cambiamento, chiunque pensa di poter dare un contributo, chiunque sia convinto che la strada è questa e il traguardo vicino.  Perché è il momento che gli innovatori hanno atteso per una vita: la possibilità di cambiare davvero questo Paese, è lì, a un passo. E c’è bisogno di tutti voi, e di ciascuno. Non sono parole generiche:nei prossimi giorni vi difemo come partecipare, fisicamente o anche solo contribuendo con idee, progetti, buone pratiche.

Andremo tutti a Torino, quindi, il 21 novembre, per la fine di un viaggio e per un nuovo bellissimo inizio.

 

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